Con il diffondersi a livello planetario del coronavirus si è rafforzato il protezionismo, quella politica economica volta a proteggere l’economia nazionale dalla concorrenza esteraQuesta tendenza si delineava in realtà da tempo. Negli ultimi dieci anni, il numero di nuove misure protezionistiche è aumentato in tutto il mondo. Il volume del commercio internazionale è rimasto in crescita, ma con ritmi rallentati. Se prendiamo come misura il rapporto tra flussi commerciali e prodotto interno lordo (PIL), il processo di globalizzazione ha raggiunto il suo apice già nel 2008. Da allora ci troviamo in una nuova era commerciale,  talvolta chiamata «slowbalization». 

Preoccupazioni riguardanti la sicurezza nazionale e la salute pubblica stanno fornendo nuovi argomenti ai protezionistianche se è accertato che il virus non si diffonde tramite lo scambio di merciResponsabili politici e leader aziendali si stanno ora chiedendo se le «supply chains»  e cioè le catene di fornitura globali  non siano state allungate troppo. In un clima politico in cui la cooperazione internazionale è ridotta al minimosono in molti a volere limitare le interdipendenze economiche. Persino in Svizzerauno dei paesi più globalizzati al mondo che più approfitta dalla divisione internazionale del lavoro, vi sono voci prominenti che sognano di un’economia con priorità al «locale» 

Bisogna resistere a queste tendenze in modo fermo e deciso. Rincorrere il sogno autarchico porterà a notevoli perdite di reddito, non solo per le aziende, ma anche per noi consumatori, con pochi benefici in termini di sicurezza. Anzi, i recenti divieti di esportazione di materiale medico di protezione hanno contribuito a fare aumentare prezzi a livello mondialeaccentuando così carenze e scarsitàA livello agricolo, l‘accento politico portato in Svizzera sul grado di autosufficienza non contribuisce ad aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento del paese. Intensificare la produzione di derrate alimentari in Svizzera non sarebbe possibile senza un aumento delle importazioni di concimi, mangimi concentrati, prodotti fitosanitari o trattori  tutti beni che la Svizzera non produce. 

Meglio diversificare e moltiplicare l’accesso alle fonti di approvvigionamento e concludere nuovi accordi di libero scambio, ad esempio con il Mercosur, il mercato comune dell’America Latina. Avere più fonti d’approvvigionamento e di diffusione rimane la migliore strategia per aumentare la resilienza della nostra economiaLe catene di approvvigionamento globali sono in realtà più robustdi quelle nazionali perché possono riparare gli anelli rotti, sostituendo una fonte in un paese colpito con una fonte alternativa in un altro paese. È proprio perché le pandemie sono fenomeni globali che la collaborazione spontanea tra aziende e consumatori in tutti i paesi è oggi più preziosa che mai. 

Questo podcast è stato pubblicato il 18.05.2020 nel programma Plusvalore su RSI Rete Due.