Questa crisi è femminile. Che le donne siano state più colpite dalla contrazione economica che ha accompagnato la pandemia da Covid-19 lo si è detto e ripetuto, tanto che i social media hanno coniato un neologismo, quello della «she-cession», derivata dalla parola inglese «recession» e dal pronome femminile.

Ma cosa dicono i dati? Secondo un’analisi del Fondo Monetario Internazionale (FMI), durante il primo lockdown nella primavera del 2020, in due terzi dei paesi studiati l’occupazione femminile è stata più severamente colpita dalla crisi di quella maschile. Anche in Svizzera, si è allora registrato un tasso di occupazione delle donne maggiormente in ripiego rispetto a quello degli uomini.

Sono due le ragioni principali per questa reazione asimmetrica:

  • La prima è dovuta alla concentrazione dell’impiego femminile nel settore dei servizi. Le donne sono tradizionalmente sovrarappresentate nella ristorazione, nel commercio al dettaglio e nelle attività culturali – settori questi che hanno sofferto maggiormente durante il lockdown. Nell’industria invece, dove l’impatto della crisi in Svizzera si è fatto meno sentire, sono gli uomini ad essere in maggioranza.
  • Inoltre, le donne si sono assunte una quota maggiore delle cure supplementari ai figli, rese necessarie dalle chiusure delle scuole e dalle messe in quarantena. Secondo un sondaggio commissionato dall’Ufficio federale per l’uguaglianza di genere, nel maggio 2020, il 37% delle madri (con figli sotto i 16 anni) dichiarava di avere ridotto le proprie attività lavorative a causa delle maggiori esigenze di cura dei figli, contro il 25% dei padri.

La recessione al femminile, fortunatamente, è stata di breve durata. Già a partire dall’estate dell’anno scorso, il tasso di occupazione ha recuperato il terreno perso, e ciò è avvenuto più velocemente per le donne che per gli uomini. Inoltre, il tasso di disoccupazione femminile è sempre stato inferiore a quello maschile. Nel complesso, il numero totale di ore lavorate retribuite è diminuito allo stesso modo per entrambi i sessi.

La «she-cession», anche se breve, ha messo in evidenza la reattività dell’impiego femminile alla (mancata) disponibilità di strutture di accoglienza. Ciò può essere interpretato in maniera negativa, quale un ulteriore espressione delle disparità tra i sessi. Ma mostra pure che incentivi fiscali adeguati – quali ad esempio maggiori deduzioni per le cure esterne o il passaggio all’imposizione individuale dei redditi – indurrebbero molte donne ad aumentare la loro partecipazione al mercato del lavoro.

Questo podcast è stato pubblicato il 20.09.2021 nel programma Plusvalore su RSI Rete Due.