C’era da aspettarselo: l’iniziativa «contro la dispersione degli insediamenti», la quale in sostanza mirava a limitare le aree costruibili a quelle già oggi definite come tali, era troppo radicale. Ieri è stata bocciata da quasi due terzi dei votanti; un rifiuto che nelle regioni periurbane – dove l’espansione degli insediamenti è maggiormente percettibile – è stato ancora più netto.

I fattori sono di natura economica

Ora, secondo i politici, sia quelli favorevoli che quelli contrari all’iniziativa, bisognerà applicare in modo diligente l’attuale legge sulla pianificazione del territorio, ancora in fase di rodaggio; una legge che si propone di «densificare» le zone già costruite. È una posizione comprensibile. I fattori che però più incidono sull’espansione degli insediamenti sono di tipo economico, e non facilmente domabili dalla politica.

Diminuzione dell’agricoltura

E di che fattori si tratta? Il primo riguarda l’inesorabile declino dell’agricoltura. Se un secolo fa non si poteva fare a meno di coltivare ogni appezzamento disponibile, la meccanizzazione, l’aumento della produttività e la scomparsa di gran parte delle aziende agricole hanno fatto crollare la domanda di terreno agricolo, liberando molte superfici per l’edificazione. Difficile immaginare un cambiamento repentino di questa dinamica secolare.

La crescita demografica

Il secondo fattore ad incidere sull’edificazione del territorio è, ovviamente, la crescita demografica. L’aumento della popolazione ha un effetto direttamente proporzionale sulla domanda residenziale e – fino ad ora – anche su quella di terreni. Lo stesso vale per la crescita economica: si stima che la domanda residenziale delle famiglie cresce di pari passo con il reddito. In Svizzera, un aumento del reddito di due percento si traduce in un aumento della superfice delle abitazioni di un metro quadro per occupante.

Ma è stato soprattutto la riduzione dei costi della mobilità, sia quella pubblica che privata, ha favorire la progressiva espansione delle aree di insediamento, promuovendo l’attrattivà relativa della periferia rispetto ai centri. Oggi, né i trasporti pubblici, fortemente sovvenzionati, né il traffico automobilistico coprono i propri costi. Se si vorrà limitare a lungo termine una dispersione eccessiva degli insediamenti, evitando però interventi drastici come quelli proposti dall’iniziativa (e senza cadere nella trappola della decrescita e dalla riduzione «volontaria» dei redditi), converrà agire in modo prioritario sulla leva della mobilità.

Questo podcast è stato pubblicato il 11.2.2019 nel programma Plusvalore su RSI Rete Due.