Durante il lockdown ben 190’000 aziende hanno richiesto in Svizzera il lavoro ridotto per i propri dipendenti. Si stima che più di un terzo del totale degli occupati avrebbe ricevuto (o riceverà) un’indennità. È inoltre notizia di questi giorni che il Consiglio federale starebbe valutando la possibilità di prolungare la durata massima del lavoro ridotto da 12 a 18 mesi.  L’indennità per lavoro ridotto, ricordiamolo, consiste in un versamento della cassa disoccupazione alle imprese pari all’80 percento della perdita di guadagno se esse rinunciano al licenziamento.

Il lavoro ridotto è diventato quindi uno strumento cardine della risposta economica alla crisi creata dalla pandemia e dal conseguente lockdown. Confrontati ad una frenata violentissima e – speriamo – passeggiera della produzione e degli scambi era essenziale evitare uno tsunami di licenziamenti. A differenza dell’indennità di disoccupazione, il lavoro ridotto permette di mantenere la relazione tra impresa e dipendente. Si preservano così know-how e competenze specifiche che altrimenti rischierebbero di andare perse.

Vi è però un rovescio della medaglia. Per le imprese che fanno capo al lavoro ridotto vige un divieto di assunzioni. Chi, ciononostante, assume nuovo personale rischia di vedere compromesso il proprio diritto a percepire le indennità per tutta l’azienda.

Questa condizione è necessaria per evitare gli abusi. Ma essa potrebbe creare serie difficoltà se la crisi economica dovesse perdurare, e se alla disoccupazione parziale si aggiungessero anche ondate di licenziamenti secchi. Poiché molte aziende sono vincolate dagli obblighi del lavoro ridotto e non assumono, chi perde il proprio posto si ritrova su un mercato del lavoro con poca offerta. Alcune ditte sarebbero interessate ad assumere il personale licenziato dai concorrenti, ma non possono farlo prima di uscire dal lavoro ridotto.

Secondo recenti rilievi del Politecnico di Zurigo, mentre i licenziamenti sarebbero in leggero aumento, le nuove assunzioni sarebbero già in forte diminuzione. Speriamo quindi che il Consiglio federale, prima di prolungarne la durata, terrà ben conto degli «effetti collaterali» del lavoro ridotto – uno strumento efficace, ma a doppio taglio.

Questo podcast è stato pubblicato il 15.06.2020 nel programma Plusvalore su RSI Rete Uno.