Le lunghe file di «sans-papiers» a Ginevra e in altre città svizzere, in attesa di ricevere un aiuto d’urgenza del valore di pochi franchi, hanno rilanciato il dibattito sulla povertà e sulle ripercussioni della pandemia sul nostro stato sociale. Secondo le stime, vi sarebbero attualmente 75’000 «sans-papiers» in Svizzera, ovvero persone senza permesso di lavoro che risiedono illegalmente nel paese. Esse sono spesso prive di copertura sociale. Fino ad ora gestivano autonomamente le proprie necessità, finanziandole con il reddito del lavoro. Venuto questo improvvisamente a mancare, una parte di loro si è ritrovata letteralmente sul lastrico.

Le difficoltà dei “sans-papiers” illustrano la portata di questa crisi e anche la sua novità. L’apparire di un nuovo virus si traduce in una miriade di situazioni impreviste – impreviste anche dal sistema sociale. Queste situazioni richiedono risposte inconsuete, e nel caso specifico è lodevole l’iniziativa del Canton Zurigo di stanziare subito (modesti) aiuti d’emergenza.

Bisogna però diffidare dalle estrapolazioni facili. Il problema dei «sans-papiers» durante il lockdown è stato certamente reale ed urgente, ma anche localizzato e temporaneo. Nel suo insieme il sistema sociale svizzero fino ad ora ha reagito bene alla crisi. Sia i salariati – cioè circa il 90 percento della popolazione attiva – che i pensionati non hanno patito in termini di reddito durante la crisi. Gli introiti mancanti sono stati sostituiti quasi interamente da pagamenti delle assicurazioni sociali, in particolare da quelli dell’assicurazione disoccupazione. E poiché con il lockdown sono parallelamente diminuite le occasioni di consumo, si registra – in Svizzera come in altri paesi – un forte aumento del risparmio; aumento che tra l’altro contribuisce a mantenere bassi i tassi d’interesse.

Finora sono state soprattutto le aziende, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), e lo stato stesso ad aver assorbito lo shock economico del virus – come del resto è giusto che sia. In tempi normali gli imprenditori ricevono un premio pari al 6 percento annuo in media storica. Lo stato invece ridistribuisce i rischi che non possono essere assicurati in modo privato – quale appunto il rischio disoccupazione. Insomma, fino ad ora tutti hanno fatto la propria parte. Continueremo così? Ciò dipenderà ovviamente dalla durata della crisi. Speriamo bene.

Questo podcast è stato pubblicato il 01.06.2020 nel programma Plusvalore su RSI Rete Uno.