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In occasione del primo maggio non sono mancate le profezie sulla fine prossima del lavoro. Secondo alcuni oratori – e persino secondo qualche cronista di Plusvalore – presto non resterà più nulla da celebrare poiché robot e intelligenza artificiale avranno fatto la festa al lavoro umano. Nel migliore dei casi questa Grande Sostituzione manderà molti di noi in pensione anticipata, liberandoci dall’obbligo di guadagnare il pane con il sudore della fronte. Alla peggio, toccherà ritirarci ai margini del mondo, appena tollerati dalle intelligenze digitali, un po’ come quelle tribù di cacciatori-raccoglitori che oggi ancora sussistono ai confini della nostra civiltà. Così, sostengono alcuni, “sarebbe venuto il momento di ripensare l’intero sistema economico”.

Davvero? Si giustifica una visione talmente pessimistica del futuro del lavoro? Scendiamo un attimo dalle pedane imbandierate per dare un’occhiata alle statistiche. Nel 2016 un’impresa svizzera su cinque faticava a trovare personale qualificato, mentre attualmente il tasso di disoccupazione non raggiunge il 4%. Più del 96% degli svizzeri e delle svizzere che desiderano lavorare, può farlo. Ma c’è di più: chi si preoccupa di venire rimpiazzato presto o tardi dai robot, a maggior ragione dovrebbe temere coloro che già oggi sono perfettamente in grado di sostituirci: ovvero, altri umani.

Vent’anni fa vi erano in Svizzera quattro milioni di attivi. Nel frattempo più di un milione di persone hanno fatto il loro ingresso nel mercato del lavoro. Tra questi troviamo giovani, stranieri e molte donne. Ma non per questo chi era attivo vent’anni fa ha perso il posto, travolto da un’ondata di lavoro femminile. Anzi, chi era attivo nel 1997 (e non è ancora andato in pensione) molto probabilmente ha beneficiato di discreti aumenti salariali, a ulteriore riprova del fatto che il lavoro non è diventato più scarso.

Certo, questa evoluzione positiva non ha nulla di scontato. Servono continui investimenti nella formazione e capacità di adattamento. Non ha senso però presupporre una quantità fissa, e quindi esauribile, di compiti da svolgere. È invece giocoforza constatare che la Grande Sostituzione non c’è stata e che, in tutta logica, non ci sarà – nonostante l’introduzione di centinaia di migliaia di sofisticatissime macchine umane dell’ultima generazione.

Questo contributo è apparso nell'edizione di lunedì 8 maggio 2017 del programma «Plusvalore». Per gentile concessione di «RSI Rete due».