In Svizzera, i tassisti che utilizzano la piattaforma Uber saranno considerati come dipendenti e non come lavoratori autonomi. Infatti, la settimana scorsa Il Tribunale federale ha confermato una precedente decisione in tal senso del Tribunale cantonale di Ginevra. Sindacati e governo ginevrino si sono dichiarati molto soddisfatti. Che a centinaia di lavoratori sia stato impedito, almeno temporaneamente, di svolgere il proprio lavoro sembra essere di minore importanza. A seguito della decisione, Uber assumerà i propri autisti a Ginevra indirettamente attraverso aziende di trasporto.

Problema risolto quindi? Solo superficialmente. La questione dell’indipendenza degli autisti Uber è stata trattata fino ad ora esclusivamente dal lato legale. Tuttavia, con la trasformazione del mondo del lavoro tramite il cambiamento digitale si fa sempre più pressante anche un’azione politica. È probabile che in futuro le piattaforme digitali sfidino ulteriormente i fornitori tradizionali di servizi e creino nuovi posti di lavoro a metà strada tra il lavoro autonomo e quello dipendente. Il diritto del lavoro e della previdenza sociale non sono al passo di questa evoluzione.

Classificare dogmaticamente ogni lavoro su piattaforma come precario è troppo riduttivo. Queste nuove forme di lavoro offrono notevoli possibilità di (re)integrazione a chi è più svantaggiato sul mercato del lavoro tradizionale, ad esempio perché non dispone di sufficienti competenze linguistiche, o a chi è alla ricerca di maggiore flessibilità. A questo proposito, è ironico che siano proprio gli ambienti che più hanno sposato la causa di una migliore conciliazione tra lavoro e vita familiare a gettarsi anima e corpo contro le nuove forme di lavoro flessibile.

Un’ulteriore prova dei benefici della flessibilità oraria è fornita da dati raccolti a Ginevra stessa, dove Uber Eats – il servizio delivery di Uber – già dal 2020 ha assunto tramite una società terza i propri corrieri. Da allora i corrieri godono di una sicurezza sociale più ampia, ma lavorano con turni meno flessibili. Ebbene, ciò sembra aver portato un numero considerevole di loro a rinunciare a lavorare.

La rigida dicotomia tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti nel diritto del lavoro sta diventando sempre più anacronistica. Forse è venuto il momento di considerare una terza via – chiamiamola quella del «lavoratore autonomo dipendente». Questo status combinerebbe una protezione previdenziale più generosa di quella che conoscono oggi gli indipendenti, ma con ampie libertà contrattuali, soprattutto in materia di flessibilità dell’impiego. Insomma, la Svizzera farebbe bene a ritrovare la volontà di riforme e a considerare finalmente i cambiamenti sociali non come un rischio, ma come un’opportunità.

Questo podcast è stato pubblicato il 13.06.2022 nel programma Plusvalore su RSI Rete Due.