Ogni due settimane a partire da oggi pubblicheremo i contributi di Marco Salvi a Plusvalore di Rete Due, programma in cui economisti appartenenti a diverse correnti di pensiero affrontano i fatti economici più rilevanti, proponendo analisi nell’ambito della politica economica, monetaria, sull’occupazione o sulla finanza.

Il sistema sociale dei paesi Scandinavi, con le sue generose prestazioni, è spesso fonte d’ispirazione per i progressisti del mondo intero. Così lo è stato anche per Bernie Sanders, popolare candidato alle primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti, che a numerose riprese durante la sua campagna aveva vantato il modello scandinavo quale alternativa al da lui odiato neoliberismo.

Eppure, secondo dati dell’OCSE, sia Germania, Regno Unito, Austria che Italia supererebbero Svezia, Norvegia e Finlandia per quanto riguarda la spesa sociale netta. Sempre secondo l’OCSE, se si tiene conto dei contributi obbligatori del tipo secondo pilastro, la parte del reddito nazionale redistribuita dallo Stato sarebbe oggi maggiore negli Stati Uniti che in Danimarca.

Per risolvere queste apparenti contraddizioni è utile ricordare alcuni segni distintivi del sistema sociale dei Paesi nordici, particolarità che non solo Bernie sembrava ignorare. Tra queste spiccano:

  • il forte ricorso all’IVA come fonte di finanziamento della socialità, un’imposta che colpisce tutti i consumatori allo stesso modo;
  • i redditi di trasferimento, quali le rendite di vecchiaia, tassati come qualsiasi altra fonte di reddito;
  • le tasse sul reddito del risparmio inferiori a quelle sui salari;
  • e infine, in Svezia, un sistema pensionistico statale individualizzato, con pochissima redistribuzione tra le persone. Per spiegarci: mentre in Svizzera, non vi è praticamente legame tra l’ammontare dei contributi AVS versati e la rendita ricevuta, in Svezia la rendita è in esatta corrispondenza ai pagamenti versati dall’assicurato.

Ne risulta un sistema fiscale poco distorsivo e quindi meno dannoso per la crescita economica. Vi è però un rovescio della medaglia: la spesa sociale poggia maggiormente sui consumi, meno sui redditi. Nel modello scandinavo tutti ricevono – ma tutti pagano. È l’esatto contrario degli Stati Uniti, dove i ricchi pagano molto, l’IVA non c’è e le prestazioni sociali sono riservate ai meno abbienti.

A completare questo quadro fiscale, ricordiamo che nei paesi Nordici molti servizi pubblici (ferrovie, posta, telecom, ma anche parte delle scuole) sono stati privatizzati. A ben guardare quindi, questi paesi sono più un esempio di «neo-neoliberismo» che non delle classiche ricette propagate dalla sinistra. Eh sì, a volte bisogna stare attenti a quello che si desidera.

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Questo contributo è apparso nell'edizione di lunedì 5 settembre 2016 del programma quotidiano «Plusvalore». Per gentile concessione di «RSI Rete due».