Sono in molti a lodare, tra i vantaggi strutturali del nostro paese, «il livello ragionevole delle tasse». Le statistiche ufficiali sembrano in apparenza confermarlo: con una quota complessiva di tassazione in rapporto al PIL del 28 percento, la Svizzera si trova sotto la media dei paesi ricchi membri dell’OCSE – e ben al di sotto del 43 percento dell’Italia. Tutto ok quindi?

Non proprio. Le cifre elvetiche ingannano. Il nostro paese ottiene buoni risultati perché i contributi obbligatori per la previdenza professionale o i premi per l’assicurazione malattia obbligatoria non vengono considerati come contributi versati allo Stato ma bensì come contributi privati.

Invece, in molti paesi le prestazioni legate ad esempio alla salute sono finanziate tramite imposte. Così è anche in Italia, dove il sistema sanitario è in gran parte finanziato dalle Regioni, dall’IVA, nonché da una tassa sulla benzina.

In verità, in Svizzera, l’impatto effettivo dello Stato sul reddito dei cittadini è maggiore di quanto molti credano. Con circa 1900 franchi per adulto e mese, i contributi obbligatori sollecitano il bilancio degli Svizzeri più delle tasse vere e proprie, quali l’imposta sul reddito o l’IVA. Per quest’ultime si sborsano “soltanto” 1500 franchi al mese. Un adulto consegna quindi un po’ meno della metà del reddito lordo sotto forma di imposte varie, contributi alla previdenza sociale e premi delle casse malati. L’impiego della metà del reddito è predeterminato dallo Stato. In ciò la Svizzera si differenzia poco dai suoi vicini europei.

Paradossalmente però, questo non vuole dire che il livello di redistribuzione dei redditi sia da noi molto elevato. Secondo stime dell’Università di San Gallo, ben due terzi dei contributi versati rifluiscono prima o poi a chi li ha pagati, ad esempio sotto forma di rendite dell’AVS o della cassa pensione. Così, solo un terzo dei contributi e delle tasse versate finirebbe con il finanziare il consumo altrui.

Il paradosso quindi è doppio. Se non è vero che gli Svizzeri pagano poche tasse, è altrettanto sbagliato pensare che di queste tasse il cittadino medio non veda nulla: anzi, finirà col ricevere in una tasca gran parte di quello che gli è stato sottratto nell’altra.

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Questo contributo è apparso nell'edizione di lunedì 28 novembre 2016 del programma «Plusvalore». 
Per gentile concessione di «RSI Rete due».