L’OCSE, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi che raggruppa i paesi più ricchi e ne studia le politiche economiche, ha appena pubblicato il suo rapporto biennale sulla Svizzera. Tra le numerose analisi, raccomandazioni e occasionali tiratine d’orecchio alla politica economica del nostro paese, gli autori dello studio hanno anche scovato anche alcune particolarità inattese della nostra economia che meriterebbero più attenzione.

Tra queste vi è la mobilità interna ridotta in Svizzera. Benché le distanze tra un centro e l’altro siano da noi brevi, i cambiamenti di domicilio intercantonali sono relativamente rari. Tra il 2015 e il 2019, in media solo l’1,7% della popolazione si è trasferito da un cantone a un altro. In confronto, durante lo stesso periodo il 2,5% della popolazione dell’Unione Europea si è spostata in un’altra regione di residenza.

Questa mobilità interna ridotta si riscontra anche tra i giovani. Secondo uno studio di qualche anno fa, la distanza dal luogo di domicilio dei genitori all’università più vicina influisce fortemente sulla scelta degli studi. Insomma, pur di restare in zona, i giovani maturandi sono disposti a modificare la scelta delle materie studiate, adeguandola all’offerta locale.

Secondo gli economisti dell’OCSE, le barriere linguistiche, i differenti sistemi educativi e di tassazione portano molti lavoratori a fare i pendolari piuttosto che a cambiare il cantone di residenza. Di conseguenza – e nonostante l’esiguità del territorio e l’alta densità della popolazione – quasi un attivo su dieci in Svizzera abita a un’ora o più dal posto di lavoro; un valore nettamente superiore alla media europea.

Ma vi sono ulteriori barriere alla mobilità, meno visibili di primo acchito. Benché la legge sul mercato interno garantisca l’esercizio di professioni liberali quali medico o avvocata in tutta la Confederazione, in pratica si riscontrano spesso restrizioni cantonali e barriere amministrative, in particolare per quanto riguarda l’accesso al lavoro dei professionisti della salute.

Anche il costo elevato degli alloggi frena la mobilità residenziale. In linea di principio, l’alta percentuale di inquilini – quasi il 60% delle famiglie – dovrebbe incoraggiare la mobilità. Tuttavia, il diritto di locazione svizzero limita gli aumenti degli affitti, per cui l’importo pagato dagli inquilini che abitano da lungo tempo nello stesso alloggio è ben al di sotto dei prezzi di mercato. Questo porta ad effetti di lock-in che limitano la capacità delle persone a adattarsi al cambiamento delle opportunità di lavoro.

Così, eventuali crisi congiunturali e cambiamenti strutturali regionali tendono a protrarsi più a lungo di quanto non sarebbe il caso se fossero di più coloro pronti a cercare in un altro cantone nuove opportunità.

Questo podcast è stato pubblicato il 24.01.2022 nel programma Plusvalore su RSI Rete Due.