Un secolo fa si contavano in Svizzera ben 150’000 cavalli da tiro. Il loro lavoro era indispensabile per trainare aratri, carri e carrozze. Poi arrivarono camion e trattori. E nel giro di pochi decenni la domanda per l’onesto lavoro di Furia e Fulmine diminuì drasticamente.

Questo scenario si potrebbe ripetere con il lavoro umano? È possibile che un giorno macchine intelligenti ci sostituiscano per svolgere ogni compito, dal più semplice a quello più sofisticato? Nessuno dubita che l’abbondanza di beni e servizi prodotti da robot a costi ridicolmente bassi aumenterebbe il benessere umano. Ma che ne è del nostro lavoro? Dovremo goderci quest’abbondanza da disoccupati tecnologici?

C’è chi ne è assolutamente convinto, non da ultimo Bill Gates che la settimana scorsa proponeva l’introduzione di una tassa sui robot per – parole sue – “tentare di rallentare il progresso”. Ma Bill è un ingegnere; cosa ne pensano gli economisti?

La robotizzazione, in fondo, non è che la continuazione di un processo nato con la Rivoluzione industriale, caratterizzato da un impiego sempre maggiore di capitale nei processi produttivi. E ciò, paradossalmente, è sempre andato a favore del fattore lavoro.

Così, l’introduzione del trattore, e il corrispondente aumento della produttività, provocarono un rincaro della manodopera agricola, tanto che i cavalli non poterono più permettersi il lusso di un conducente. Incapaci di arare i campi senza continua assistenza umana, sparirono dalle campagne. Come già faceva notare negli anni sessanta il premio Nobel per l’economia Herbert Simon, non fu il trattore a eliminare il cavallo, ma bensì il rincaro del lavoro umano.

Da duecento anni a questa parte, il fattore limitante della produzione è quindi il lavoro, non il capitale. Lo dimostrano anche l’aumento continuo dei salari, cresciuti di pari passo con la produttività, mentre i tassi d’interesse (il prezzo del capitale) non si sono mossi. Anzi, come lo segnalano i tassi d’interesse negativi, il capitale non è mai stato così abbondante. L’invecchiamento della popolazione e il calo dei tassi di natalità non lasciano presagire una riduzione della scarsità di manodopera. Per molto tempo ancora, la crescita del sapere e del capitale sarà più rapida di quella della forza lavoro. A tutto vantaggio di quest’ultima.

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Questo contributo è apparso nell'edizione di lunedì 28 febbraio 2017 del programma «Plusvalore». 
Per gentile concessione di «RSI Rete due».