La Costituzione federale fissa per la Confederazione limiti massimi per l’imposta sul reddito (11,5%), sull’utile (8,5%) e per l’IVA (8,1%). Chi intende aumentarli deve ottenere la maggioranza del popolo e dei Cantoni. Per i contributi salariali destinati alle assicurazioni sociali questa tutela non vale. Essi possono essere aumentati con la semplice maggioranza parlamentare. Si applica soltanto il referendum facoltativo: occorre raccogliere le firme necessarie – e anche in tal caso decide unicamente la maggioranza semplice del popolo.

Ciò è problematico. I contributi AVS, AI e IPG hanno infatti, dal punto di vista economico, un effetto analogo a quello di un’imposta: le prestazioni sono limitate, i contributi no. Nell’AVS – la voce più rilevante – le persone attive finanziano inoltre le rendite correnti dei pensionati. Non accumulano un capitale individuale per diritti futuri propri. La conseguenza di questa impostazione è una forte redistribuzione. Ciononostante, i contributi AVS sono soggetti a soglie democratiche inferiori rispetto alle imposte classiche.

Rilevanza nella prassi politica

«Questa asimmetria crea un incentivo distorto», afferma Michele Salvi, responsabile dello studio. «La politica preferisce finanziare nuove spese sociali tramite la busta paga piuttosto che attraverso le imposte. Non per ragioni oggettive, ma perché le soglie sono più basse.» Due esempi recenti illustrano questo meccanismo:

  • Nel finanziamento della 13ª rendita AVS, il Consiglio degli Stati nel giugno 2025 ha deliberatamente separato l’aumento dell’IVA da quello dei contributi salariali. In questo modo, una parte del finanziamento può avvenire tramite percentuali salariali più elevate anche se l’aumento dell’IVA dovesse fallire nel referendum obbligatorio. La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha dichiarato esplicitamente in aula che «si dovrebbe rinunciare a un collegamento giuridico, affinché almeno una parte dei costi possa essere finanziata tramite un aumento dei contributi». Il Consiglio nazionale si è successivamente espresso a favore di un collegamento tra le due misure. La questione torna ora al Consiglio degli Stati.
  • Il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati avevano inizialmente respinto la trasformazione del finanziamento iniziale delle strutture di custodia extrafamiliare dei bambini in una nuova indennità di assistenza per motivi di risparmio. Un finanziamento tramite risorse fiscali della Confederazione avrebbe richiesto una votazione popolare con doppia maggioranza. Il Parlamento ha invece deciso di trasferire il finanziamento dalla Confederazione ai Cantoni. E questi probabilmente reperiranno i fondi tramite contributi dei datori di lavoro. Un aspetto delicato: il Parlamento può ora destinare ad altre spese i fondi fiscali precedentemente vincolati alla promozione delle strutture di custodia.

Le persone attive sopportano un onere elevato

Le recenti decisioni mostrano uno schema ricorrente: finché contributi salariali assimilabili a imposte possono essere aumentati più facilmente rispetto alle imposte stesse, per la politica esiste un incentivo a finanziare nuove spese tramite la busta paga. L’onere supplementare ricade quindi principalmente sulla popolazione attiva.

La portata che ciò può assumere emerge osservando le riforme in discussione. Nel caso estremo in cui tutti i progetti – dalla 13ª rendita AVS fino all’iniziativa sul congedo familiare – fossero finanziati tramite contributi salariali, ciò corrisponderebbe a circa 2,6 punti percentuali salariali aggiuntivi. Con un salario mediano di 87’977 franchi, questo significherebbe 1130 franchi all’anno per la lavoratrice e altrettanti per il datore di lavoro – in totale 2260 franchi per rapporto di lavoro.

Un freno alle percentuali salariali nella Costituzione

Per correggere l’asimmetria esistente, Avenir Suisse propone quindi di introdurre nella Costituzione un’aliquota massima per i contributi salariali assimilabili a imposte – analogamente agli attuali limiti massimi fiscali. Ogni aumento oltre tale soglia richiederebbe la doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni.

«Oggi la Costituzione tutela meglio i contribuenti rispetto alle persone attive», sottolinea Salvi. «Un freno alle percentuali salariali elimina questa disparità di trattamento.» I contributi salariali assimilabili a imposte godrebbero così in futuro della stessa tutela democratica delle imposte.