Le cittadine e i cittadini svizzeri voteranno il prossimo 18 maggio sull’introduzione di un salario minimo. Vi proponiamo di seguito un’intervista rilasciata da Marco Salvi, capo progetto, a Ticino Business, mensile di economia della Camera di commercio e dell’industria Cantone Ticino.

Lisa Pantini: Una soglia legale di 4 000 franchi, come si collocale nel panorama internazionale dei salari minimi la richiesta dell’USS?

Marco Salvi: Sarebbe il salario minimo di più alto del mondo – non solo in assoluto ma anche se raffrontato al salario medio in Svizzera che è di 6000 franchi. In Ticino quasi un quinto dei salariati guadagna oggi meno di 4000 franchi. Un tale aumento avrebbe quindi importanti conseguenze per l’impiego in Svizzera e in Ticino.

In Svizzera, secondo le stime dell’USS, ci sono 330mila lavoratori che guadagnano meno di 22 franchi all’ora. Il salario minimo riuscirebbe a risolvere il loro problema o ne creerebbe di più gravi sul mercato del lavoro?

Una parte ne approfitterebbe ma molti starebbero peggio di prima. A lungo termine le imprese sostituirebbero parte di questa manodopera con macchine o lascerebbero la Svizzera. Avenir Suisse stima che a termine 50 000 posti di lavoro verrebbero soppressi, pari a un aumento della disoccupazione di un punto di percentuale. In Ticino l’effetto sarebbe ancora più forte, soprattutto per i giovani. Infatti sono spesso i più giovani a guadagnare di meno. Vi sarebbero anche effetti non salariali, per esempio aumenterebbe il lavoro nero. Il salario minimo è quindi un pessimo strumento per ridurre la povertà.

Per quali settori produttivi il salario minimo avrebbe un impatto più pesante?

I servizi alle persone (parrucchieri, pulizie), il commercio al dettaglio, penso per esempio alle cassiere, al turismo e alla ristorazione sarebbero fortemente colpiti – anche perché i ticinesi avrebbero ancora più incentivi a fare la spesa in Italia, visto che una parte degli aumenti salariali si ripercuoterebbe sui prezzi. Ma anche l’industria ne patirebbe.

C’è realmente il rischio che con l’introduzione del salario minimo legale aumenti il lavoro nero?

Certamente. L’impatto sul lavoro nero dei salari minimi è ben documentato nella letteratura economica. È una situazione paradossale: con l’intento di migliorare la situazione dei lavoratori si finisce per favorire il precariato.

L’iniziativa farebbe aumentare il costo del lavoro in Svizzera che è già fra i più elevati al mondo, quali sarebbero le ripercussioni sull’economia nazionale?

C’è che sostiene che l’aumento deciso a tavolino dei salari farebbe crescere la massa salariale e i consumi – questa è una caricatura dell’economia keynesiana. A lungo termine vi è solo un fattore che spiega l’aumento dei salari: la produttività. Non è creando più disoccupazione, soprattutto quella giovanile, che questo aumento si materializzerà.

Quest'intervista è stata pubblicata nel numero di maggio 2014 di Ticino Business.