Di primo acchito i patrimoni in Svizzera, così come redditi e salari, sembrano ripartiti in modo molto disuguale. Tuttavia, una parte sostanziale dei patrimoni esistenti non viene conteggiata dalle statistiche. La percezione delle disuguaglianze ne risulta distorta.Patrimoni inclusi e non nelle statistiche fiscali (2011, in Mrd. fr.)

Ovunque nel mondo i patrimoni sono distribuiti in modo meno uniforme dei redditi. Ma non c’è nulla d’immorale, e men che meno riprovevole, a questo fatto. Semplicemente i risparmi dei singoli si accumulano nel corso della vita, in modo che la loro distribuzione risulta più diseguale rispetto a quella dei redditi correnti. Nella seconda metà della vita lavorativa il reddito e la propensione al risparmio aumentano e di conseguenza l’accumulo del patrimonio accelera – complici anche l’effetto degli interessi composti. In Occidente, dove la società tende a invecchiare sempre di più, la disuguaglianza dei patrimoni aumenta quindi anche per pure cause demografiche, non legate alle differenze salariali.

Distribuzione dei patrimoni «scandalosa»?

Nel dibattito pubblico tali effetti sono perlopiù logicamente ignorati. Si preferisce scandalizzarsi sulle palesi disuguaglianze di patrimonio in Svizzera. La statistica fiscale federale rafforza questi pregiudizi: il coefficiente di Gini del patrimonio netto (attivi meno passivi) presenta infatti un valore altissimo, 0,81 (più il coefficiente è elevato, più le disparità di patrimonio sono palesi). In confronto: la disuguaglianza dei redditi primari (cioè la somma di tutti i redditi di mercato) è di solo 0,41, ovvero la metà. Addirittura c’è chi sostiene che i patrimoni svizzeri siano distribuiti meno equamente di quelli statunitensi. Davvero?

L’AVS non è presa in considerazione, il patrimonio immobiliare lo è solo in parte

La risposta è no. Le statistiche sulla distribuzione del patrimonio in Svizzera non sono indicative, poiché alcuni elementi sostanziali del patrimonio degli Svizzeri sono soggetti solo parzialmente. Altri addirittura ne sono totalmente esenti. Cosa sfugge alle maglie della statistica sulla fiscalità?

  • I patrimoni della previdenza professionale (secondo pilastro) non appaiono nelle  statistiche. Con un patrimonio sotto gestione dell’ordine di 750 miliardi di franchi (2011) questa «omissione» è di grande rilevanza. Mancano purtroppo dati ufficiali sulla distribuzione di questi patrimoni. Si può però supporre che i contributi al secondo pilastro sono distribuiti più o meno come i salari.
  • Neppure i patrimoni del terzo pilastro sono presenti nelle statistiche fiscali. Essi ammontano a 78 miliardi di franchi nel 2011, e aumentano ogni anno di circa cinque miliardi. Poiché la deducibilità dei contributi è limitata (6 749 franchi nel 2013 per i dipendenti), gli averi del terzo pilastro dovrebbero essere distribuiti in modo molto uniforme. Secondo la «Statistica sociale svizzera 2012» il ceto medio versa due terzi dei contributi.
  • Secondo stime della BNS Il valore imponibile degli immobili ammonterebbe soltanto al 60% del valore effettivo di mercato. Il patrimonio immobiliare è quindi fortemente sottovalutato, tanto più che il tasso di proprietari è aumentato negli ultimi 15 anni dal 30 al 40%. Una stima approssimativa indica che circa 400 miliardi di franchi di patrimonio immobiliare non sono conteggiati nelle statistiche, e questi ultimi appartengono in gran parte al ceto medio.
  • Dal punto di vista economico si potrebbe sostenere che l’AVS fa parte del patrimonio, poiché le rendite sono simili al versamento di interessi di un capitale risparmio. La capitalizzazione delle rendite AVS pagate dal 2011 ammonterebbe a circa 350 miliardi di franchi. Al livello del singolo, il legame molto tenue tra i contributi versati e la rendita ricevuta fa sì che il patrimonio AVS sia distribuito in modo molto uniforme.

Sull’altro piatto della bilancia

Nelle statistiche fiscali, il patrimonio netto per il 2009 ammontava a 1 400 miliardi di franchi. Secondo una stima approssimativa si aggiungerebbero altri 1 500 miliardi, distribuiti in modo molto più egualitario. Con un patrimonio privato totale che si aggira attorno ai 2 800 miliardi (2011), la statistica della Banca nazionale svizzera (BNS) presenta valori molto simili a quelli da noi stimati. Nessuno però sa precisamente di quanto l’ineguaglianza del patrimonio venga sopravvalutata dalle statistiche ufficiali. Un nuovo studio in Germania – un paese in cui l’ineguaglianza è simile alla nostra – suggerisce che l’effetto dovrebbe essere considerevole, soprattutto per la classe media. Il coefficiente di Gini scende da 0,8 a 0,6 non appena la rendita vecchiaia è inclusa nel calcolo.

Lo Stato sociale rimpiazza il risparmio privato

Bisogna infine notare che la Svezia conosce livelli di disuguaglianza patrimoniale simili alla Svizzera e alla Germania, con un coefficiente di Gini attorno allo 0,8. Ciò suggerisce che uno Stato sociale molto sviluppato indebolisce gli incentivi per il risparmio privato. Come spiegare altrimenti che i ciprioti abbiano un patrimonio medio più alto dei tedeschi, come osservato in un recente studio della Banca centrale europea. Questo è un altro argomento per tenere conto dell’assicurazione vecchiaia nell’analisi della distribuzione del patrimonio.