Nel suo esame approfondito l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) propone ulteriori aperture del mercato nella politica energetica svizzera. Allo stesso tempo vi è però la necessità di un piano dettagliato da attuarsi dopo l’abbandono dell’energia nucleare. I due aspetti sono però difficili da conciliare nella pratica.

Nel suo ultimo rapporto la IEA suggerisce un approccio più coerentemente basato sull’economia di mercato nell’approvvigionamento di elettricità in Svizzera. In primo luogo essa consiglia di orientare maggiormente le tariffe energetiche ai prezzi di mercato. A causa della cosiddetta regola dei prezzi di costo, infatti, in diverse regioni le tariffe attuali per i clienti nell’approvvigionamento di elettricità di base si situano al di sotto dei prezzi del commercio all’ingrosso europeo. Questa regolamentazione di fatto dei prezzi comporta delle distorsioni agli incentivi di efficienza da parte dei consumatori e agli stimoli all’investimento e all’innovazione da parte dei fornitori.

In secondo luogo, la IEA raccomanda alla Svizzera un maggiore coinvolgimento nel mercato energetico europeo, in quanto i flussi di energia transnazionali e la dipendenza dagli importatori di gas sono destinati ad aumentare. Di questa integrazione fanno parte l’inserimento delle centrali a gas svizzere nel sistema europeo di scambio di quote di emissioni, il coordinamento internazionale dell’ampliamento della rete e una maggiore interconnessione dei mercati all’ingrosso attraverso il “market coupling” (meccanismo di integrazione dei mercati dell’elettricità di diverse zone o Paesi). Ciò semplifica il commercio transnazionale, in quanto l’energia e le capacità di rete transnazionali sul mercato spot possono essere negoziate in modo integrato e consentono uno sfruttamento delle capacità di rete più semplice ed efficiente, stimolando così la concorrenza.

Le proposte della IEA sono ragionevoli. Anche Avenir Suisse ha sottolineato in varie sue pubblicazioni l’urgenza di intraprendere i passi verso un’apertura del mercato, ad esempio nel libro «Energiesicherheit ohne Autarkie» (2010) o nello studio «Strategien für die Schweizer Elektrizitätsversorgung im europäischen Kontext» (2009).


Limiti della pianificazione in un mercato aperto

Risulta invece piuttosto sorprendente che la IEA raccomandi apparentemente al Consiglio federale una pianificazione più dettagliata dell’uscita dal nucleare. Perché è proprio quando viene dato più spazio al mercato che si riducono le possibilità di pianificare e gestire in un modo o nell’altro a livello centrale la domanda e l’offerta di elettricità.

Questo vale soprattutto per un paese piccolo e strettamente legato ai propri vicini. La Svizzera adotta di solito i prezzi dei paesi confinanti e la struttura e le dimensioni delle centrali elettriche nazionali li possono influenzare solo marginalmente.

Quali e quante centrali nucleari avrebbe senso costruire in Svizzera dipende in modo cruciale dalla situazione del mercato europeo. Nonostante questo, i politici e anche alcuni specialisti del ramo energetico si permettono di proporre continuamente un presunto portfolio ottimale della produzione di elettricità – ad esempio per evitare le emissioni di CO2, per ridurre al minimo i costi di produzione o per creare un’indipendenza energetica. L’importanza del prezzo e del commercio viene troppo spesso dimenticata. Proprio per questo motivo si corre il rischio che con un portfolio di produzione “ottimale” venga fatta della politica industriale o di partito, come avviene ad esempio in Germania con la promozione dell’energia solare.

Affinché i meccanismi di mercato possano effettivamente funzionare, sarebbe auspicabile e necessaria piuttosto un maggiore riserbo nella pianificazione statale e nella concessione di sussidi. Invece di un masterplan dettagliato occorrono piuttosto condizioni quadro stabili a lungo termine. Ed è proprio quello che chiede anche la IEA nel suo rapporto.