Gerhard Schwarz, Doris Leuthard, Johannes Teyssen e Matthias Bichsel (da sinistra a destra© Avenir Suisse

Gerhard Schwarz, Doris Leuthard, Johannes Teyssen e Matthias Bichsel (da sinistra a destra) © Avenir Suisse

«Il futuro si costruisce sul passato». È questo il motto che ha caratterizzato l’«Annual Dinner 2015» organizzato per i sostenitori di Avenir Suisse presso la Trafohalle a Baden, nel precedente laboratorio di alta tensione della BBC/ABB. In questo luogo simbolico dell’antica «capitale energetica» si è discusso del futuro energetico della Svizzera con tre ospiti prestigiosi: la Consigliera federale Doris Leuthard, Capo del DATEC (Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energie e delle comunicazioni), il Dr. Johannes Teyssen, Presidente del Consiglio d’Amministrazione della E.ON. e il Dr. Matthias Bichsel, alto dirigente presso la Royal Dutch Shell per oltre trent’anni.

Un settore ben organizzato, con cospicui margini e investitori soddisfatti. Per molti decenni la politica energetica è stata quasi noiosa. Gli ospiti dell’«Annual Dinner 2015», che hanno ascoltato attentamente le argomentazioni degli esperti per quasi un’ora e mezza, hanno potuto apprendere che le domande attuali riguardanti l’energia sono complesse e avvincenti come un romanzo poliziesco.

Nel suo discorso introduttivo, Gerhard Schwarz ha sottolineato il carattere ciclico della politica energetica e le difficoltà legate ad essa. Sei anni fa, quando Avenir Suisse ha presentato il suo primo studio sull’approvvigionamento energetico, il prezzo del greggio ammontava a 140 dollari a barile – una differenza netta rispetto al prezzo attuale di 50 dollari a barile. Per quanto riguarda l’energia elettrica, commerciata a prezzi molto bassi sul mercato internazionale, non si parla più di una scarsità di approvvigionamento imminente come è stato il caso fino a poco tempo fa. Tutte queste insicurezze sono alimentate dal fatto che la Svizzera è tutto meno che un’isola energetica e dipende in gran parte dagli sviluppi all’estero.

Tre pilastri

La Consigliera federale Doris Leuthard ha confermato la forte dinamica inaspettata degli sviluppi internazionali. Essa ritiene che il passaggio degli Stati Uniti da paese importatore a paese esportatore di energia sia uno degli sviluppi geopolitici che causerà il maggior numero di conseguenze nei prossimi anni. Le innumerevoli sovvenzioni complicano particolarmente la situazione, poiché creano distorsioni sul mercato – per cui in futuro una parte considerevole di denaro continuerà a fluire in combustibili e non in energie rinnovabili. E non da ultimo il conflitto in Ucraina ha contribuito ad accelerare la consapevolezza della necessità di una diversificazione dei fornitori in Europa. Per far fronte a tutte queste sfide la politica energetica del Consiglio federale poggia su tre pilastri:

  1. Diminuzione del consumo energetico, con priorità al traffico e agli edifici. Un consumo energetico il più basso possibile potrebbe quantomeno limitare la dipendenza della Svizzera dal mercato energetico internazionale sul lungo periodo.
  2. Più fonti energetiche rinnovabili e meno fossili. Il Consiglio federale vede un grande potenziale nel settore della produzione di calore termico e di elettricità. Per motivi di protezione ambientale è stata esaminata anche l’energia nucleare, che non sarebbe però attualmente un’opzione per il futuro – soprattutto per motivi economici, facendo un calcolo realistico dei costi.
  3. Integrazione nel paesaggio energetico europeo. Una più forte integrazione nel mercato europeo dell’elettricità migliorerebbe anche la sicurezza dell’approvvigionamento energetico.

Modelli di attività completamente nuovi

Nella sua presentazione, Johannes Teysssen ha assunto la prospettiva delle imprese e ha mostrato fino a che punto il modello di attività di una grande multinazionale come la E.ON potrà cambiare nel corso dei prossimi anni. Il progresso tecnico sarà l’attore principale di questo cambiamento. Secondo le stime, entro il 2020 quasi 28 miliardi di apparecchi saranno connessi tra di loro. Ciò non avrà solo importanti ripercussioni sulla domanda di energia, bensì porterà con sé anche svariate preferenze dei clienti. «Ognuno può gestirsi da sé la propria transizione energetica».

Teyssen è dunque pessimista riguardo le strutture di approvvigionamento integrate, che fino ad oggi hanno dominato il settore. Per le aziende che per tanti anni si sono concentrate sull’infrastruttura e su un prodotto uniforme sarà difficile rispondere ai nuovi bisogni dei clienti. E.ON ha quindi deciso di scindersi in due aziende. La prima rifletterà in modo radicale dal punto di vista dei clienti e si concentrerà su quei settori commerciali per i quali l’agilità si trova in primo piano – tra cui l’elettricità verde, la rete elettrica e il sistema del gas così come la distribuzione. L’altra azienda si dedicherà alle centrali energetiche convenzionali, all’esplorazione e al commercio globale dell’energia.

Il petrolio resta importante

Sicuro che prima o poi il prezzo del petrolio aumenterà di nuovo, Matthias Bichsel ha avvisato il pubblico di diffidare dalla conclusione precipitata secondo cui nostro approvvigionamento energetico potrebbe cambiare in modo radicale. Secondo stime ottimiste, fino al 2040 l’economia mondiale potrà soddisfare il proprio bisogno energetico solo per il 25% attingendo da fonti rinnovabili. Per il restante 75% si continuerà ad attingere da energie convenzionali. «Avremo bisogno di tutte le forme di energia». Il gas naturale rappresenta una fonte rinnovabile molto importante che può essere ulteriormente ampliata – al contrario del petrolio esso ha un impatto leggermente minore sull’atmosfera.

Durante la discussione finale si è parlato soprattutto del ruolo dello Stato nella transizione energetica. La Consigliera federale Leuthard sembrava sorpresa dalle rivendicazioni dei rappresentanti delle aziende, che sostenevano che il compito di invitare tutti gli attori implicati a una tavola rotonda spetti allo Stato. Per contro, gli esperti erano più o meno d’accordo riguardo la questione delle sovvenzioni che, anche se nocive a lungo termine, potrebbero rivelarsi necessarie a corto termine – soprattutto se è in gioco la sicurezza dell’approvvigionamento.