La Svizzera ha approfittato della libera circolazione delle persone? È difficile trovare una risposta a questa domanda, poiché gli effetti economici positivi e negativi della libera circolazione delle persone sono complessi e molteplici. Un aspetto positivo è sicuramente rappresentato dal fatto che l’immigrazione ha contribuito a stabilizzare la congiuntura e le finanze pubbliche della Svizzera in un periodo di turbolenze economiche e monetarie come in questi ultimi anni. Inoltre, la libera circolazione delle persone ha aiutato a diminuire la scarsità strutturale della forza lavoro, almeno in determinati settori.

Mentre molti paesi europei sono confrontati a tassi di disoccupazione elevati, il mercato del lavoro svizzero è sempre a corto di manodopera qualificata. Questo dovrebbe essere il motivo per cui l’importazione di manodopera straniera in Svizzera non ha stravolto il mercato del lavoro interno ma lo ha piuttosto completato. Non da ultimo, contrariamente al diffuso timore di un aumento generale della pressione sui salari, abbiamo assistito a un aumento negli ultimi vent’anni di circa il 20% per i salari reali in Svizzera.

L’immigrazione non è la causa di tutti i mali

Meno chiari sono gli effetti della libera circolazione delle persone negli altri settori. Ad esempio, nel sociale, l’immigrazione ha rallentato l’invecchiamento demografico, e contribuisce per il momento ad alleggerire la quota di finanziamento delle assicurazioni sociali). Tuttavia, allo stesso tempo sono apparsi alcuni costi aggiuntivi dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD). Anche non si può negare che l’aumento della popolazione ha contribuito all’aumento dei prezzi degli immobili (almeno nei centri) e ha messo sotto pressione l’infrastruttura. L’aumento dei prezzi dell’immobiliare non è però soltanto dovuto a un’accresciuta domanda di spazi abitativi a seguito dell’immigrazione, ma anche e in buona parte all’aumento del reddito reale delle svizzere e degli svizzeri (oltre che alla diminuzione dei tassi d’interesse). Il traffico sulle strade o il sovraccarico dei trasporti pubblici sono invece aggravati dalla mancata trasparenza dei costi della mobilità. Anche la cementificazione del territorio rispecchia una vasta gamma di sviluppi, così come crescente popolazione residente e l’aumento di superficie abitativa pro capite.

La libera circolazione delle persone non è l’unica causa di molti degli effetti (positivi o negativi) a lei imputati. A volte può addirittura indebolirli. Una valutazione globale oggettiva dell’impatto della libera circolazione delle persone – misurata in franchi e centesimi – resta difficile, ma ciò non dovrebbe tuttavia rappresentare un argomento per frenare la libera circolazione; i rischi per la Svizzera sono elevati. Meglio riflettere piuttosto su come rafforzare gli effetti positivi e come mitigare quelli negativi. A questo proposito, gli appelli ripetuti a un inasprimento delle misure di accompagnamento sono da respingere, poiché ciò limiterebbe la flessibilità del mercato del lavoro svizzero. Un ulteriore aumento dei contratti di lavoro collettivi, quindi dei salari minimi prescritti contrattualmente, sarebbe particolarmente nefasto. L’erosione della formazione decentralizzata dei salari rischia di indebolire un vantaggio centrale per la Svizzera: un mercato del lavoro particolarmente efficiente.

Manovre di contenimento e di gestione

Sarebbe più produttivo discutere delle possibili misure per rallentare il ritmo dell’immigrazione, e idealmente lavorare allo stesso tempo sulla sua composizione. In concreto, ad esempio, si potrebbe abolire o perlomeno ridimensionare in maniera massiccia la promozione della piazza economica e della politica di insediamento. Un altro passo avanti potrebbe essere la creazione di incentivi per le imprese svizzere a stabilirsi all’estero, creando nuovi posti di lavoro lungo il confine. Anche da parte di Avenir Suisse è stato recentemente proposto un contributo volontario delle imprese per le nuove assunzioni all’estero che cerca di compensare certi vantaggi derivanti dall’assunzione di manodopera estera, come ad esempio la mancanza di servizio militare.

Questo articolo è apparso ne «Die Volkswirtschaft» del 19 giugno 2013.