Analogamente alla Svizzera, la Gran Bretagna vuole ridurre drasticamente le imposte per le imprese. Nell’intervista con «Spiegel Online», Marco Salvi spiega i limiti di una tale politica per un paese più grande.

Bahnhofstrasse Zurigo.(Wikimedia Commons)

Bahnhofstrasse Zurigo. (Wikimedia Commons)

SPIEGEL ONLINE: Signor Salvi, la Svizzera vale come esempio per i sostenitori della Brexit: non è nell’UE, ma è tuttavia un paese economicamente molto forte. Ora, per compensare le conseguenze economiche della Brexit, la Gran Bretagna vuole ridurre l’imposizione delle imprese. È quello che ha fatto anche la Svizzera negli anni Novanta, e a ciò è seguita poi un’ascesa impressionante. Quanto di tutto ciò è da attribuire alle tasse basse?

Marco Salvi: In realtà meno di quanto possa sembrare a prima vista. È vero che si è riusciti ad attirare molte imprese nel Paese. Diverse multinazionali oggi hanno una sede in Svizzera. Inoltre sono sorte molte società attraverso le quali le multinazionali per esempio gestiscono le loro licenze e i loro brevetti, per le quali sono in vigore imposte particolarmente vantaggiose. In ogni caso queste imprese hanno spesso poco personale; questi insediamenti hanno quindi stimolato poco la cosiddetta economia reale, e anche sul mercato del lavoro non sono cruciali. La Svizzera tuttavia ne ha beneficiato, ma piuttosto in modo indiretto.

In che misura?

Nonostante le aliquote basse, questa situazione è andata soprattutto a favore della Confederazione, che ha avuto notevoli entrate supplementari dalle imposte delle imprese. E le ha anche investite nella formazione, per esempio nelle università, che sono ormai eccellenti nel confronto internazionale. Okay, forse abbiamo costruito un paio di tunnel di troppo (ride). Ma nel complesso lo Stato ha investito in modo piuttosto saggio e non ha gettato il denaro dalla finestra. Chi però crede che basse imposte per le imprese da sole conducano alla ripresa, si sbaglia.

Ma in Svizzera ha funzionato, perché ora non dovrebbe funzionare anche in Gran Bretagna?

Non mi fraintenda: da una prospettiva liberale le basse imposte per le imprese sono una cosa positiva, poiché viene incentivata la formazione di capitale, e ciò a lungo termine va anche a favore dei lavoratori. Ma non basta diminuire le aliquote. Guardi la Lituania, la Repubblica Ceca o l’Estonia – tutti questi paesi hanno aliquote d’imposta ancora più basse rispetto alla Svizzera. Ed è forse lì che si sono stabiliti gli uffici direttivi delle multinazionali? Insomma. La concorrenza fiscale funziona in modo molto più complesso. L’intero pacchetto deve quadrare: servono una piazza finanziaria funzionante e servizi adeguati, come ad esempio studi legali specializzati nel diritto di brevetto e di licenza.

Londra è una piazza finanziaria forte e la Gran Bretagna una società dei servizi. Le premesse sono quindi buone.

Sì, ma trovare il giusto equilibrio per quanto riguarda il sistema fiscale è un’arte difficile. Non deve dimenticare: in Svizzera le imposte sono basse solo per le imprese che possono emigrare dall’oggi al domani, come i gestori dei brevetti e delle licenze e le multinazionali, che conducono i loro affari in tutto il mondo. Al contrario, le aliquote fiscali per le imprese attive sul mercato svizzero, ma anche per le multinazionali che producono o ricercano in Svizzera, sono molto più alte. Se però si riducono fortemente le imposte per tutte le imprese, almeno all’inizio le perdite di gettito per lo Stato sono molto consistenti. Per compensarle, lo Stato deve o aumentare le imposte sul valore aggiunto e sul reddito, o risparmiare in modo drastico. A livello politico tutte le opzioni sono difficile da attuare, non solo per quanto riguarda il proprio elettorato: così ora, su pressione dell’UE e del G20, la Svizzera deve rinunciare alla tassazione privilegiata delle multinazionali.

Se il contributo delle tasse basse per le imprese è stato solo minimo – cosa rende l’economia svizzera così forte?

Un gran numero di fattori: il mercato del lavoro liberale – e non solo perché le aziende possono licenziare in modo più facile e veloce, e così anche assumere, rispetto alla Francia o alla Germania. Ma anche perché esse possono reclutare manodopera in tutta l’UE. Questa forte migrazione è uno dei motivi più importanti per il successo degli ultimi 15 anni. Ho già menzionato le buone università, ma altrettanto importante è la buona reputazione della formazione professionale, presente anche in Germania. Non da ultimo vi è anche la partnership tra datori di lavoro e sindacati, che in Svizzera da entrambe le parti è gestita in modo molto ragionevole. Espresso in modo più astratto: il fattore vincente è la capacità della nostra economia di adeguarsi alle circostanze, e di cambiare di conseguenza. Purtroppo oggi populismo e nazionalismo minacciano di limitare questa flessibilità.

La Svizzera ha stipulato oltre cento accordi con l’UE e stabilito così quasi libero accesso al mercato interno. Quanto è importante questo?

Guardi la dinamica economica degli scorsi 15 anni in Svizzera – è la prova di quanto siano importanti per noi questi accordi. Ovviamente il libero scambio con un mercato così esteso è un enorme vantaggio. D’altronde, non è proprio completamente libero: per esempio manca «libertà» per quanto riguarda le prestazioni finanziarie. E ho già accennato alla straordinaria importanza della migrazione dall’UE. Comunque le regolamentazioni da Bruxelles sono duramente criticate anche in Svizzera. Si dimentica però che la significativa liberalizzazione del service public – quindi posta, telecomunicazioni ed energia – all’interno dell’UE è molto più avanzata. Qui la Svizzera può imparare dall’Unione Europea.

Il popolo britannico ha evidentemente votato per un’uscita dall’UE soprattutto a causa dell’immigrazione – un’analogia con gli Svizzeri, che due anni fa in una votazione popolare hanno deciso di mettere un freno alla cosiddetta immigrazione di massa. Il problema è il seguente: per realizzare questa decisione il governo elvetico dovrebbe violare gli accordi con l’UE.

Da due anni la politica svizzera gira in tondo, e l’economia svizzera ne è molto preoccupata. I trattati con l’UE sono essenziali: revocarli non sarebbe sicuramente la fine della Svizzera, ma toccherebbe sensibilmente l’economia e la popolazione. A tale proposito il governo ha commissionato studi secondo cui la prestazione economica nel 2035 sarebbe del 5 fino al 7 percento più modesta. Si tratterebbe quindi di 36’000 franchi (circa 33’000 euro), che sarebbero sottratti a ogni abitante della Svizzera.

Com’è vista in Svizzera la decisione del popolo britannico a favore della Brexit?

Nell’ala nazional conservatrice si mostra rispetto per gli Inglesi. Il resto dello spettro politico e le cerchie economiche temono che la Svizzera passi in secondo piano in seno all’agenda dell’UE, e che una conciliazione della questione migratoria diventi impossibile. Molti Inglesi reagiscono come tanti Svizzeri in seguito alla votazione popolare di due anni fa: essi avvertono che un distacco dall’UE – che per loro risulta ancora più incisivo – non è proprio positivo. E viceversa molti Svizzeri ora si accorgono che i molteplici accordi con l’UE forse sono utili – cosa che gli Inglesi desiderano così tanto anche per il proprio Paese.

Questo articolo è stato pubblicato sullo «Spiegel Online» in data 8 luglio 2016. Per gentile concessione di «Spiegel Online».