L’UE è considerata un pioniere per quanto riguarda gli obblighi di rendicontazione sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG). Tali misure, introdotte per le grandi aziende ormai oltre dieci anni fa, sono andate costantemente inasprendosi. La «Corporate Sustainability Reporting Directive» (CSRD) del 2024 determinerà un nuovo forte ampliamento degli obblighi di informativa, con riverberi diretti e indiretti anche sulla Svizzera.

Costi elevati, soprattutto per le PMI

Dal 2028 saranno inizialmente interessate le aziende svizzere con filiali nella UE o attive come fornitori nelle catene di approvvigionamento dell’UE. Nell’analisi «Sempre più burocrazia», Michele Salvi e Philippe Güttinger hanno calcolato che tali aziende dovranno sborsare ogni anno circa 680 milioni di Fr. per gli obblighi di rendiconto, 550 milioni in più rispetto alla normativa svizzera vigente. Costi aggiuntivi destinati a pesare per il 70% sulle PMI.

Un onere amministrativo pesante, oggetto di critiche crescenti nella stessa UE. Nella primavera del 2025 la Commissione europea ha reagito con l’iniziativa «Omnibus», che prevede soglie più elevate, periodi di transizione più lunghi e più ampi margini di attuazione. E la Svizzera cosa fa? Nel 2024 il Consiglio federale ha già avviato l’adeguamento della normativa svizzera a quella dell’UE, rinviandolo tuttavia di recente al più tardi alla primavera 2026. Decisione apprezzabile, visti i costi in ballo.

Se il Consiglio federale recepisse la direttiva UE nella forma attuale, i costi per le aziende svizzere potrebbero superare nettamente quelli per le sole aziende svizzere operanti nell’UE. Secondo i calcoli di Avenir Suisse, potrebbero lievitare fino a 1,7 miliardi di Fr. all’anno, importo sufficiente a ripulire l’aria dalle emissioni di CO₂ delle pubbliche amministrazioni in Svizzera.

Gli incerti vantaggi del giro di vite

Consiglio federale e Parlamento farebbero bene a non inasprire gli obblighi di rendiconto in Svizzera. Da un lato la nuova regolamentazione UE, seppur eventualmente snellita, comporterebbe pesanti oneri e maggiori costi per molte aziende svizzere. Dall’altro, il dibattito nell’UE evidenzia come Bruxelles stessa si stia interrogando sull’effettiva utilità dei rapporti ESG.

La trasparenza è importante per la sostenibilità. Ma ciò che conta è se apporti un reale miglioramento, non chi produce il rapporto più voluminoso. Da anni le revisioni si susseguono in campo ESG. La valutazione dei vantaggi di tali normative, però, resta in sospeso. Visti i costi elevati, un esame approfondito appare ancora più urgente.

Commenta Michele Salvi, Responsabile dello studio: «Anziché adottare ulteriori normative, la Svizzera dovrebbe prima valutare quelle esistenti. Lo studio evidenzia i costi dell’obbligo di rendiconto. Il vero banco di prova, tuttavia, è la sua utilità pratica, e qui l’onere della prova ricade sul regolatore.»