A inizio agosto, il governo statunitense ha imposto un dazio del 39% su numerosi beni d’esportazione svizzeri, più del doppio rispetto all’UE. È interessato il 19% circa di tutte le esportazioni svizzere. Oltre ai costi diretti, i dazi creano soprattutto incertezza nella pianificazione.

Una cosa, per Avenir Suisse, è chiara: nella situazione data, l’inazione non è un’opzione. Nonostante i negoziati di politica estera rimangano centrali, il loro esito esula dall’influenza diretta della Confederazione. La politica, d’altra parte, può agire a livello nazionale sulle condizioni quadro per le imprese.

Riforme di politica interna per un impatto rapido

L’analisi propone 15 misure in cinque aree:

  • Mercato del lavoro: modernizzare la legge sul lavoro, stabilizzare i costi salariali, non tra-sformare il lavoro ridotto in una soluzione permanente
  • Imposte: standardizzare le aliquote IVA, evitare di aumentare l’onere fiscale, astenersi dal sospendere precipitosamente l’imposta minima OCSE
  • Legislazione: accelerare le procedure di autorizzazione, istituire una «settimana della can-cellazione» parlamentare, non adottare normative internazionali senza obblighi
  • Infrastrutture: garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, espandere più rapidamente le reti digitali, astenersi da progetti di trasporto motivati da politiche regionali
  • Innovazione: introdurre i visti per startup, rimuovere le barriere all’innovazione, non concedere sovvenzioni a specifici settori

Avenir Suisse mette in guardia da provvedimenti speciali di politica industriale. Anziché sostenere con sovvenzioni singoli settori, è importante rendere più resiliente la piazza nel suo complesso.

Le proposte si concentrano sull’evoluzione, piuttosto che sulla rivoluzione: analizzare attentamen-te lo status quo, apportare miglioramenti mirati e rafforzare, così, le fondamenta dell’economia svizzera. In un contesto geopolitico incerto, le aziende possono contare su un po’ di vento in pop-pa almeno a livello nazionale.