Singapore compirà il suo primo mezzo secolo di vita nel 2015, in confronto all’Europa si tratta dunque di uno stato estremamente giovane. Il governo della tigre asiatica ha dichiarato sin dai primi anni della sua esistenza di considerare la Svizzera come modello ufficiale. Avenir Suisse e il think tank di Singapore «Institute of Policy Studies» (IPS) hanno organizzato congiuntamente una conferenza a Rüschlikon dal titolo «Singapore and Switzerland: learning from each other». Il risultato è stato chiaro: oggi la Svizzera può imparare da Singapore.

Foto di gruppo dei partecipanti all’incontro (Foto: Swiss Re Centre for Global Dialogue)

Uno stato piccolo e prosperoso, assorto ben oltre le previsioni a polo di attrazione all’interno del proprio continente. Una «Willensation». Un centro finanziario di rilevanza mondiale. Una società multiculturale. Tutte queste descrizioni valgono per la Svizzera come per Singapore. Su questa base Avenir Suisse e l’Institute of Policy Studies di Singapore hanno organizzato nell’autunno del 2013 un primo incontro nella città-stato per tracciare le differenze e le similitudini tra i due piccoli stati. Nel quadro di un seminario presso il «Centre for Global Dialogue» di Swiss Re, Avenir Suisse ha approfittato della prima visita ufficiale in Svizzera di un presidente di Singapore per approfondire temi quali l’amministrazione statale, l’immigrazione e la pianificazione urbanistica. L’evento è stato coronato dalla presenza del presidente di Singapore, Tony Tan Keng Yam, e di due ministri.

I partecipanti a questo convegno hanno innanzitutto avuto modo di apprendere come questo stato insulare si sia trasformato nello spazio di due generazioni da paese in via di sviluppo a membro del prestigioso gruppo dei dieci paesi più prosperosi del mondo. Questo «miracolo» non è tuttavia frutto del caso, bensì il risultato di una gestione lungimirante. Anche se questo approccio top-down non è corrente nel nostro paese, il successo di Singapore suggerisce alcune interessanti domande:

1. La forza delle visioni

Un elemento centrale della politica di Singapore è la periodica ridefinizione degli obiettivi e una pianificazione la più lungimirante possibile. Dopo aver assicurato la propria indipendenza negli anni sessanta Singapore ha definito Svizzera, Finlandia e Israele come i propri modelli da seguire. Negli anni settanta l’attenzione è poi stata diretta verso il miglioramento della qualità di vita e l’eliminazione delle baraccopoli. Oggi l’invecchiamento della società e la protezione dell’ambiente occupano il centro della scena. Con il «Sustainable Singapore Blueprint» la città-stato mira a diventare pioniera nel campo dello sviluppo urbano sostenibile. Avrebbe senso anche per la Svizzera sviluppare una simile visione d’insieme? Sarebbe realizzabile anche nell’ambito di una democrazia diretta? Non si dovrebbe e potrebbe pensare maggiormente alla direzione generale che il paese dovrebbe prendere, piuttosto che accrescere la ridistribuzione?

2. Amministrazione pubblica come un’azienda

I funzionari di Singapore sono tra i meglio retribuiti al mondo. Sulla pagina web dell’amministrazione pubblica di Singapore si legge il suggestivo slogan «Integrity. Service. Excellence».Ci si focalizza su una valutazione annuale del raggiungimento degli obiettivi, si tematizza il potenziale di ogni individuo e si pone l’insolita domanda: «cosa hai fatto per il tuo paese?». Si cerca di migliorare la visione del singolo per l’insieme mediante una rotazione continua fra i vari dipartimenti. I giovani talenti sono sostenuti dallo stato anche per soggiorni di studio all’estero, ma devono in cambio impegnarsi a lavorare a servizio del governo per una durata di sei anni dopo il completamento degli studi. Infine, tutti i dirigenti devono lasciare le loro funzioni dopo al massimo dieci anni al fine di offrire sufficienti prospettive di carriera alle giovani leve. Anche in Svizzera l’amministrazione pubblica dovrebbe essere diretta alla stregua di un’impresa? Bisogna fornire maggiori opportunità di carriera ai giovani talenti? E soprattutto, le buone prestazioni sono sufficientemente sostenute e ricompensate?

3. Migrazione come generatore di benessere

La forbice regionale dei redditi è più ampia nel sudest asiatico rispetto al vecchio continente. Di conseguenza Singapore è sotto forte pressione da parte dell’immigrazione. La percentuale di stranieri nella popolazione residente è aumentata dal 10% nel 1990 al 29% attuale. Su una superficie pari a un quarto quella del canton Ticino, nella tigre asiatica si assiepano 5,4 milioni di persone. Anche a Singapore la popolazione comincia a dubitare dei benefici dell’immigrazione. Dalle pagine internet ufficiali si pone l’accento sul sostanziale contributo al benessere del paese apportato dai migranti e sul fatto che l’integrazione è sostenuta attraverso una mirata interazione sociale nelle scuole e nei quartieri residenziali. Quali mezzi e soluzioni sarebbero possibili in Svizzera per facilitare l’integrazione dei migranti e rafforzare la consapevolezza generale del loro enorme contributo all’insieme della società? Sarebbero possibili soluzioni per contrastare la formazione di ghetti e migliorare l’interazione delle etnie in seno alla società, senza restringere le libertà dell’individuo?

4. Il terreno sotto i dettami della scarsità

Il suolo a Singapore è un bene particolarmente scarso. Lo stato deve fornire spazi alle abitazioni, oltre che alle industrie, alle infrastrutture e all’esercito. Bisogna dunque ragionare in termini verticali, orizzontali e temporali: i grattacieli risparmiano molta superficie al suolo e grazie ai giardini pensili si può aumentare la percentuale di aree verdi. Non solo le infrastrutture come le canalizzazioni o le linee elettriche, ma anche le strade e le ferrovie sono sempre più costruite sottoterra. La terra viene anche talvolta strappata al mare. Quando lo stato vende dei terreni, le concessioni durano 99 anni, in modo da lasciare alle generazioni future la possibilità di riqualificare la zona. Il rischio per la Svizzera è di sottovalutare l’importanza delle scarse risorse territoriali per lo sviluppo del paese, data la densità relativamente alta della popolazione. Non si dovrebbe cercare di aumentare le aree verdi attraverso grattacieli e fronteggiare così l’espansione urbana? E servirebbe anche alla Svizzera un‘applicazione più ampia del diritto di costruzione? Quali benefici?

5. Protezione dell’ambiente attraverso la tecnica

Singapore investe massicciamente oggigiorno nella ricerca per la protezione dell’ambiente. Oltre alle classiche riserve naturali protette – nonostante le ridotte dimensioni esiste una vera e propria foresta pluviale all’interno dei confini della città-stato – la tecnica riveste un ruolo molto importante per l’allargamento delle aree verdi negli spazi abitativi, il risparmio di energia e la raccolta di acqua piovana, come anche per le discariche, definite «discariche dell’Eden» da alcuni giornalisti americani per via la loro grande biodiversità. Non è che in Svizzera si confonde troppo spesso la protezione dell’ambiente come una semplice conservazione della biodiversità? E non è erroneamente assimilata a qualcosa di incompatibile con la tecnologia?

«Gli esseri umani sono tutto quello che abbiamo», ha asserito un oratore. Singapore è un esempio impressionante del potere della creatività dell’uomo. Un pizzico in più di questa coraggiosa creatività in Svizzera probabilmente non guasterebbe.