Dell'Ambrogio

Mauro Dell’Ambrogio, direttore della segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI)

Chi temeva che la politica della formazione, della ricerca e dell’innovazione venga centralizzata e dettata da Berna, può, dopo la presentazione presso Avenir Suisse del segretario di Stato Mauro Dell’Ambrogio, tirare un respiro di sollievo. Per avere una buona politica in questo settore occorre solo avere simbolicamente a disposizione una matita ben appuntita unito ad un bel pezzo di carta.

Mauro Dell’Ambrogio, il direttore della nuova segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) che dal 1 gennaio 2013 racchiude sotto lo stesso tetto le competenze per la formazione professionale, l’educazione generale, le scuole universitarie, la ricerca e l’innovazione, ha raccontato durante un „Abendliches Gespräch” di Avenir Suisse, quali sono le sfide e dove si trovano le questioni più calde in questo campo. Ha anche ribadito che «il sistema svizzero di formazione, ricerca e innovazione è tutto altro che un paziente in convalescenza. La Svizzera dispone a livello internazionale nella formazione della più grande permeabilità sociale e anche nella ricerca e nell’innovazione è tra i primi posti mondiali. Un buon esempio che lo attesta è il riconoscimento del progetto di ricerca Human-Brain dell’EPFL di Losanna come Flagship europeo. «Garantire delle condizioni quadro favorevoli è la migliore forma di promozione dell’innovazione». Invece di creare una politica dell’innovazione attiva che si trasformi poi de facto in una politica industriale, occorre assicurarsi che i dipartimenti federali preposti creino incentivi e condizioni per le ditte all’interno del paese in modo che si continui a fare ricerca e a sviluppare in modo intenso in Svizzera.

Politica della formazione federale lungimirante

L‘apprendistato e il federalismo hanno contribuito e contribuiscono in maniera importante alla qualità del sistema formativo svizzero. Una buona politica a lungo termine in questo settore tiene conto delle realtà, dei bisogni e delle possibilità locali. Così che – a dispetto di Harmos – gli scolari di Basilea Città nella loro carriera scolastica hanno solo circa due terzi delle lezioni dei vallesani. Nonostante questo i due cantoni si ritrovano regolarmente appaiati nelle valutazioni di PISA: più vicini rispetto agli scolari delle diverse regioni di paesi che mettono in atto un piano formativo centralizzato.

La nuova promozione delle scuole universitarie

mette in chiaro le regole del gioco generali nel panorama universitario svizzero e porta a maggiore trasparenza. Occorre più coordinazione e divisione dei compiti secondo Mauro Dell’Ambrogio, soprattutto nei settori con una forte intensità di costi. Tuttavia le esperienze con la medicina di punta avrebbero mostrato chiaramente «com’è difficile e soprattutto tortuoso, ridistribuire i compiti e i costi tra i Cantoni e la Confederazione». Un’entità che riunisce i Cantoni e i rappresentanti federali del settore universitario attorno ad un tavolo, è finora mancata. In Svizzera però una politica centralizzata a livello universitario e della formazione deve continuare a godere di una posizione limitatamente privilegiata, soprattutto visto che i Cantoni con una formazione di base e che sono anche enti autonomi responsabili delle scuole universitarie finanziano la maggior parte dei costi formativi.

Nessun tasso di maturità 

Il direttore del nuovo segretariato di Stato rifiuta una proposta di tasso di maturità a livello federale: «Si tratta piuttosto di promuovere la formazione terziaria nella sua totalità». Mauro Dell’Ambrogio preferisce altre vie più liberali e pragmatiche per mantenere alta la qualità delle scuole universitarie svizzere. Interventi necessari li vede piuttosto nelle condizioni di ammissione per gli studenti stranieri: dei criteri di selezione più severi avrebbero degli effetti determinanti anche per gli universitari svizzeri. Il dato di fatto che la formazione duale promette delle possibilità di carriera oltremodo attrattive, evita la corsa alle università e mantiene alta la loro qualità. E con l’apprendistato abbiamo a disposizione un’alternativa eccellente che provvede che anche ad una certa età i meno dotati per uno studio trovino un impiego nel mercato del lavoro e se sono motivati possano poi prendere parte a delle formazioni continue. «Ma è compito delle associazioni professionali piuttosto che della Confederazione di motivare i giovani a diventare panettiere o idraulico» indica il segretario di Stato.

Niente tabu verso tasse universitarie più alte

Il segretario di Stato mostra una certa comprensione verso il direttore dell’Unione svizzera delle arti e dei mestieri Hans-Ulrich Bigler che sulla stampa domenicale ha criticato come i falegnami o i metalcostruttori debbano pagare la loro formazione di tasca propria mentre uno studente di medicina sborsa solo tasse universitarie minime. Il principio ancora valido che tocca alla mano pubblica finanziare la formazione di base e che poi la formazione continua sia gestita dai borsellini dei privati diventa sempre più difficile da mettere in pratica visto che i confini tra le due fasi formative diventano sempre più complessi da tracciare. «Questo non significa necessariamente che la Confederazione debba finanziare nella stessa misura l’espansione di una formazione professionale superiore non sempre chiara rispettivamente che in questo contesto non ci si possa porre la domanda di elevare le tasse universitarie.

Area conflittuale: ricerca e insegnamento

Fino a dove si deve spingere la ricerca nelle scuole universitarie professionali? Diverse voci del pubblico hanno tematizzato la questione. È ragionevole che le SUP utilizzino mezzi e tempo per lavori di ricerca e lascino un pò da parte il loro compito più importante, cioè quello della ricerca applicata? Mauro Dell’Ambrogio vede le scuole universitarie come una storia di successo con qualche disturbo infantile. È soprattutto indispensabile migliorare la collaborazione tra diversi indirizzi di studi, ma anche all’interno della formazione professionale oltre i confini lavorativi. Dovrebbe anche essere possibile che un giardiniere paesaggista e un agricoltore possano frequentare un corso congiunto sulla natura del suolo. L’influenza reciproca fa parte in fondo del nocciolo della formazione terziaria ed è anche una condizione in modo che il sistema formativo si possa autosviluppare.