Da quando la Svizzera ha deciso il dietro front dall’Accordo quadro istituzionale la collaborazione bilaterale con l’Unione europea risulta profondamente compromessa. Grazie al nuovo strumento di monitoraggio, Avenir Suisse fa regolarmente il punto della situazione, individua i rischi di ulteriori crepe, sottolinea il potenziale inespresso sul piano della collaborazione e definisce le pietre angolari per una futura politica europea. Nella sua seconda edizione, il rapporto si concentra sui settori della formazione e della ricerca.

Impatto negativo per l’80 per cento degli istituti universitari

Da quando nel programma quadro di ricerca «Horizon Europe» la Svizzera è stata declassata a Stato terzo la collaborazione con i 27 Paesi membri dell’Ue e 16 ulteriori nazioni associate risulta fortemente compromessa. La Svizzera non ha ad esempio più nessuna voce in capitolo in seno alle varie commissioni. Dal sondaggio svolto da Avenir Suisse negli atenei e nelle scuole universitarie del Paese emerge una forte preoccupazione per la repentina esclusione da questa importante fonte di finanziamento esterno: «Horizon Europe» non soltanto è dotato di somme colossali (2021-2027: 95,5 miliardi di €), ma abbraccia pressoché tutti gli ambiti della ricerca. L’80 per cento degli interpellati ha confermato di aver già percepito i primi effetti negativi e l’88 per cento è persuaso che la soluzione transitoria della SEFRI non sia equivalente. L’81 per cento ritiene che l’esclusione dal programma si tradurrà inevitabilmente in un peggioramento della ricerca a livello accademico in Svizzera. Alcuni istituti dell’area europea hanno già iniziato a contattare i ricercatori svizzeri invitandoli a trasferirsi altrove. Nubi nere si scorgono anche nel campo della meteorologia, dove la Svizzera è stata esclusa dal maxiprogetto europeo «Destination Earth». Il Parlamento ha reagito tempestivamente mobilitando risorse finanziarie per consentire a MeteoSvizzera di proseguire nell’ottimizzazione dei modelli numerici anche senza la cooperazione internazionale.

La via bilaterale è sbarrata

Dopo la decisione dell’Unione europea del 26 maggio 2021, secondo cui i nuovi dispositivi medici svizzeri dovranno disporre di una certificazione aggiuntiva, anche i certificati di prodotto emessi sinora non vengono più riconosciuti. Con la Germania è ora stata trovata un’intesa, che tuttavia non trova appoggio a Bruxelles. Nel trasporto terrestre è stato concesso un anno di tempo per trovare una soluzione al traffico ferroviario transfrontaliero, anche se è escluso proseguire sulla via bilaterale dell’accordo precedente. La notizia positiva sull’intesa di diritto privato raggiunta tra Swissgrid e la controparte italiana nel campo dell’energia elettrica viene offuscata dal termine di un anno, come pure dall’esclusione della Svizzera dall’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia Acer. Nel complesso, il processo di erosione della via bilaterale sta avanzando inesorabilmente.